Oggi Cyberumanità diventa qualcosa di concreto. Con la pubblicazione di Cyberumanità – Volume I: Il dominio invisibile. Cybercrime, sistemi e nuove forme d
Oggi Cyberumanità diventa qualcosa di concreto.
Con la pubblicazione di Cyberumanità – Volume I: Il dominio invisibile. Cybercrime, sistemi e nuove forme di potere, prende forma il primo volume della Collana principale e, insieme, il primo tassello di un progetto editoriale destinato ad andare oltre il libro.
Il punto di partenza è la cybersecurity, ma il problema che attraversa queste pagine è più ampio. Cosa accade quando una parte crescente della nostra vita, del lavoro, dell’economia e delle relazioni dipende da sistemi digitali che utilizziamo continuamente senza poterli comprendere fino in fondo?
Il dominio invisibile nasce da questa domanda.
Il libro attraversa il cybercrime, le vulnerabilità sistemiche, la manipolazione, l’identità digitale, il comportamento umano, l’intelligenza artificiale, la privacy, la governance e le nuove forme di potere. Non per costruire un catalogo di minacce, ma per osservare ciò che le collega.
La struttura stessa del volume segue questo percorso: dal crimine che si sposta nel cyberspazio alla minaccia che colpisce le decisioni, fino alla dimensione umana, etica e multidisciplinare della sicurezza.
Perché uno dei problemi della cybersecurity contemporanea è proprio il modo in cui siamo abituati a raccontarla.
Continuiamo spesso a immaginare un attaccante da una parte e un sistema da difendere dall’altra. Ma un sistema può continuare a funzionare perfettamente mentre qualcosa di molto più importante è già stato compromesso: la fiducia nelle informazioni, l’identità di chi interagisce con noi, la percezione di ciò che sta accadendo o la qualità della decisione che stiamo per prendere.
La minaccia, quindi, non deve necessariamente rompere una macchina. Può utilizzare correttamente le regole del sistema contro lo scopo per cui quelle regole erano state progettate. È uno dei passaggi centrali da cui nasce l’intero progetto Cyberumanità.
La sicurezza digitale protegge anche la nostra capacità di scegliere.
È qui che tecnologia e dimensione umana smettono di essere due argomenti separati.
Ogni volta che affidiamo una decisione a un algoritmo, costruiamo un’identità digitale, consegniamo dati a una piattaforma o automatizziamo un processo, otteniamo qualcosa: velocità, efficienza, capacità di calcolo, connessione. Ma contemporaneamente costruiamo nuove dipendenze.
E la superficie di rischio non coincide più soltanto con ciò che possediamo: comprende anche ciò da cui dipendiamo.
Per questo Cyberumanità non nasce come un blog tecnologico e non si esaurisce in questo primo libro.
Il dominio invisibile apre la Collana principale, ma intorno ad essa cresceranno i Quaderni di Cyberumanità, studi e relazioni, articoli, analisi e approfondimenti. Formati differenti per una stessa esigenza: costruire progressivamente uno spazio nel quale tecnologia, cybersecurity, intelligenza artificiale, dati, identità, etica e società possano essere osservati come parti dello stesso sistema.
Non per essere contrari alla tecnologia. E nemmeno per celebrarla.
Piuttosto per comprenderla abbastanza da poter continuare a decidere quale posto vogliamo assegnarle.
Questa è probabilmente la frontiera più importante che Cyberumanità vuole esplorare. La trasformazione digitale non riguarda soltanto ciò che le macchine saranno capaci di fare. Riguarda ciò che noi saremo ancora capaci di comprendere, contestare, proteggere e scegliere mentre quelle macchine diventano sempre più presenti nelle nostre decisioni.
Il primo volume parte dal cybercrime perché è proprio nei punti di rottura che un sistema rivela più chiaramente la propria natura.
Ma il viaggio di Cyberumanità comincia soltanto oggi.
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